Skip to main content

Contenuto redatto per la Sustainable Finance Partnership di Borsa Italiana e pubblicato qui.

Il rapporto Destination Zero di South Pole, pubblicato di recente, evidenzia chiaramente come l’azione aziendale per il clima stia maturando in tutto il mondo, con le aziende climate-conscious che fanno da apripista, mentre le aziende “non climate-conscious” sono in ritardo e devono fare di più.

A livello globale, un numero sempre maggiore di aziende sta fissando target net-zero come mai prima d’ora, e tre quarti delle aziende con un dirigente senior che si occupa di sostenibilità stanno aumentando i loro budget per raggiungere l’obiettivo zero.

Il rapporto South Pole “Destination Zero”, pubblicato di recente, evidenzia chiaramente come l’azione aziendale per il clima stia maturando in tutto il mondo, con le aziende climate-conscious che fanno da apripista, mentre le aziende “non climate-conscious” sono in ritardo e devono fare di più.

Il rapporto di quest’anno ha preso in esame oltre 1.400 aziende dotate di figure dedicate alla funzione di sostenibilità (“climate conscious companies”) in 12 paesi – Italia non inclusa – e 14 settori; ed ha confrontato i risultati con una serie di dati più ampi (il database di proprietà di South Pole conta 77.000 aziende), con l’obiettivo di cogliere lo stato globale dell’azione aziendale per il clima e, in particolare, il modo in cui le aziende stanno progredendo verso l’obiettivo net-zero. Il rapporto conferma, per la prima volta, che la tendenza al “greenhushing” è presente in quasi tutti i principali settori del mondo. Ciò significa che le aziende stanno volontariamente riducendo le comunicazioni pubbliche sulle azioni climatiche che stanno intraprendendo, nonostante siano generalmente consapevoli che la comunicazione dei loro impegni e dei loro risultati in materia di clima sia vantaggiosa per il loro business. La mancanza di chiarezza e l’evoluzione delle normative sono citate come una delle motivazioni principali.

Guardando al contesto italiano, Carbonsink – parte di South Pole dal 2022 – nota che l’azione per il clima sta diventando sempre più una priorità chiave a livello di management. Negli ultimi anni, il crescente impegno verso le questioni climatiche a livello dirigenziale e l’impegno attivo della leadership sono diventati un potente driver per l’azione del settore privato, con la completa decarbonizzazione, la strategia net-zero e il rischio e le opportunità climatiche finalmente in vetta alle agende degli amministratori delegati.

Sebbene questa tendenza sia positiva, esiste ancora un divario tra l’ambizione aziendale e la sua attuazione, soprattutto se allarghiamo lo sguardo oltre i leader del settore alle aziende “non climate-conscious” , che ancora faticano a misurare le emissioni Scope 3 e a valutare i rischi climatici. Una delle principali sfide individuate è che le aziende sono spesso in ritardo nello sviluppo di un Climate Transition Plan completo, uno strumento strategico fondamentale per allineare gli asset, le operazioni e il modello di business dell’azienda verso una traiettoria in linea con la scienza del clima. D’altro canto, le normative in arrivo, come la Corporate Sustainability Reporting Initiative (CSRD) dell’UE, spingeranno le aziende ad accelerare l’azione per affrontare l’urgenza della crisi climatica, chiedendo loro di dimostrare un’adeguata contabilità delle proprie emissioni, la definizione di obiettivi e sistemi di valutazione del rischio climatico.

La domanda dei clienti e degli stakeholder continua a essere il principale driver dell’azione per il clima. Una nuova generazione di consumatori si aspetta che le aziende non solo riducano la loro impronta ambientale ma, parallelamente, contribuiscano attivamente alla salvaguardia degli ecosistemi. È interessante notare che, mentre gli investitori sono stati indubbiamente una forza trainante nella definizione degli obiettivi net zero, il rapporto mostra che quando arriva il momento di votare sulla loro operatività gli investitori adottano un approccio “attendista”. Le timeline climatiche non seguono quelle del ROI e con l’avvicinarsi delle scadenze del 2030, il potere finanziario degli investitori è fondamentale e potrebbe fare davvero la differenza.

L’azione aziendale per il clima rimarrà uno spazio complesso, con l’emergere costante di nuovi dati, normative e sfide. Data la complessità della sfida climatica che stiamo affrontando, è compito dei leader aziendali tracciare la strada verso la quale le aziende “non climate-conscious” saranno spronate dalle autorità di regolamentazione, anticipando le politiche imminenti, rispondendo alla domanda del mercato e facendo la differenza per il clima.