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Contenuto redatto per la Sustainable Finance Partnership di Borsa Italiana e pubblicato qui.

Le aziende sono chiamate a dimostrare la loro azione per il clima a consumatori sempre più consapevoli e a una crescente schiera di investitori che desiderano sapere se i loro investimenti saranno in grado di crescere in un mondo in rapida evoluzione. Poiché la performance climatica sta diventando un asset strategico fondamentale, è chiaro che le aziende devono essere sempre più attente a comunicare la loro azione per il clima, a fare dichiarazioni – o claim climatici – che trovino riscontro presso gli stakeholder e, soprattutto, a mostrare i loro progressi nel modo più trasparente possibile.

In uno scenario in cui nuove normative,  linee guida e crescente scrutinio pubblico fissano nuovi limiti a ciò che un’azienda può o non può dire, i claim climatici possono diventare vere e proprie minacce per la reputazione delle aziende, a meno che non vengano comunicati con attenzione. Ciò sta dando origine a nuove e preoccupanti tendenze, osservate nel rapporto 2023 Corporate Claims di South Pole, azienda leader mondiale nel settore del clima, di cui Carbonsink fa parte. Nonostante le aziende sostengano sempre più spesso i loro obiettivi con tappe di riduzione delle emissioni basate su dati scientifici, quasi un quarto (23%) decide di non rendere pubblici i propri obiettivi oltre a quelli obbligatori, un fenomeno chiamato green-hushing. Inoltre, sempre più aziende che in passato avevano assunto impegni ambientali coraggiosi, a causa del rischio di greenwashing, stanno ora facendo marcia indietro – green-reversing – adottando un approccio più avverso al rischio, ossia facendo green-hushing.

Queste tendenze sono preoccupanti, in quanto una minore comunicazione pubblica rende l’azione climatica più difficile da valutare e scrutinare e potrebbe portare vari settori a perdere opportunità di collaborazione sulla decarbonizzazione. Le aziende, infatti, non sono disposte o difficilmente investono se non sono in grado di rivendicare il merito delle loro azioni, formulando claim chiari e credibili che il mercato sostiene e che non le mettano sotto accusa per greenwashing.

È tempo che la comunicazione climatica cambi marcia. Ciò è particolarmente critico quando si parla dell’uso dei crediti di carbonio all’interno delle strategie climatiche aziendali, ambito in cui sono emerse preoccupazioni circa la mancanza di chiarezza o la fuorvianza di alcuni claim, come ad esempio quelli di carbon neutrality che spesso consentono alle aziende di privilegiare la compensazione rispetto alle autentiche riduzioni delle emissioni. Fortunatamente stanno emergendo diversi quadri di riferimento per claim più accurati, per aiutare le aziende a comunicare in modo credibile l’azione per il clima all’interno e all’esterno della loro catena del valore, con l’obiettivo di dare maggiore credibilità ai claim climatici e ispirare le aziende a fissare obiettivi più ambiziosi. Incoraggiando una gerarchia scientifica degli interventi per il clima – come nel quadro della Voluntary Carbon Markets Integrity Initiative (VCMI) – e spingendo le aziende a incorporare un impegno per lo zero netto globale – come nell’approccio Gold Standard – i quadri emergenti stanno aiutando le aziende a integrare i crediti di carbonio nelle strategie a lungo termine e a considerare il loro impatto sulle emissioni di carbonio nel contesto più ampio del raggiungimento degli obiettivi climatici globali.

Carbonsink e South Pole incoraggiano questo cambiamento verso una maggiore integrità e credibilità nel mercato dell’azione climatica. Innanzitutto, le aziende devono costruire fondamenta solide su cui basare claim coraggiosi, attraverso azioni climatiche ambiziose, misurabili e vincolate nel tempo, sia all’interno che al di là delle proprie catene del valore – un imperativo riconosciuto dall’articolo 6.4 dell’Accordo di Parigi. Ciò significa che i claim climatici devono essere elaborati sulla base di strategie climatiche solide e olistiche, che mostrino chiaramente ciò che un’azienda sta facendo per ridurre in modo significativo la propria impronta di carbonio, contribuendo al contempo a scalare la carbon finance, fondamentale per sostenere parallelamente gli sforzi di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici a livello globale. Il nostro nuovo claim Funding Climate Action supporta questo approccio.

Questi nuovi approcci inaugurano un capitolo assolutamente necessario nel contesto dei claim climatici aziendali, per superare la confusione e il green-hushing, fornire alle aziende un percorso chiaro per aumentare gli investimenti per il clima senza incorrere in critiche ingiustificate e, in ultima analisi, accrescere la fiducia in questo settore.