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Articolo originale sul sito South Pole.

Autori: 

  • Frederic Gagnon-Lebrun, Senior Director, Climate Policy, Finance and Carbon Markets
  • Ritika Tewari, Senior Managing Cons., Climate Policy, Finance & Carbon Markets
  • Ermenegilda Boccabella, Director, Public Affairs

 

Conclusi  i negoziati ONU sul clima della COP28, abbiamo chiesto ai nostri esperti di policy e di affari pubblici di aiutarci a comprenderne i risultati. Con loro abbiamo discusso degli sviluppi principali, le conclusioni per i mercati globali del carbonio e il panorama che si configurerà nel 2024 per la climate action del settore privato. 

 

  1. Prima di tutto, la COP28 ha prodotto risultati?

Frederic Gagnon-Lebrun, Senior Director, Climate Policy, Finance and Carbon Markets:

Nel complesso, si sono fatti alcuni passi nella direzione giusta, come l’accordo sul  Fondo per le Perdite e i Danni (Loss and Damage Fund) per sostenere i Paesi vulnerabili nell’affrontare gli effetti dei cambiamenti climatici. Abbiamo anche assistito ad alcuni significativi impegni finanziari da parte dell’UE e degli Stati Uniti, tra gli altri.

La conferenza ha rappresentato anche il culmine del cosiddetto “Global Stocktake“, che rappresenta un risultato fondamentale in quanto contiene tutti gli elementi oggetto di negoziazione e può ora essere utilizzato dai vari Paesi per sviluppare piani d’azione per il clima più incisivi entro il 2025 e fissare obiettivi per il 2035/2040. Nell’ambito di questo bilancio globale, è stato raggiunto un accordo per “la fuoriuscita (transition away) dai combustibili fossili entro il 2050″ e per triplicare la capacità di energia rinnovabile.

Anche se questa decisione non risolve del tutto il discorso sull’abbandono (phasing out) dei combustibili fossili, molti la accolgono come “l’inizio della fine” della loro ‘era.  Dobbiamo ora concentrarci sulle collaborazioni, sugli incentivi politici e sulle soluzioni di finanziamento che possono contribuire ad accelerare questo cambiamento.

Ritika Tewari, Snr Managing Cons., Climate Policy, Finance & Carbon Markets

Mentre su alcuni fronti si sono registrati progressi, come menzionato da Frederic, su altri non ce ne sono stati. È il caso dell’articolo 6, che stabilisce le regole per la collaborazione globale di mercato per la riduzione delle emissioni. L’articolo è considerato un elemento chiave per fornire ai Paesi e alle imprese un sistema cruciale per raggiungere e accelerare i loro obiettivi climatici.

Gli articoli 6.2 e 6.4, che regolano l’implementazione degli accordi bilaterali e dei mercati regolati del carbonio (per maggiori informazioni, si veda qui), non hanno visto avanzamenti nelle negoziazioni.

La mancanza di un accordo sull’articolo 6.4 è scoraggiante per diverse ragioni. L’operatività di questo articolo  avrebbe fornito una nuova struttura per un mercato globale del carbonio, di cui le Nazioni Unite avrebbero deciso le regole di idoneità.

Questi mercati non saranno resi operativi prima di un ritorno al tavolo dei negoziati durante la COP29 e, nel frattempo, il nostro team seguirà da vicino il lavoro dell’organo di vigilanza dell’articolo 6.4. Per dirla con le parole di Andrea Bonzanni, direttore delle politiche internazionali di IETA: “Abbiamo perso un’opportunità per accelerare l’operatività di un meccanismo di accreditamento che avrebbe alzato l’asticella sull’integrità ambientale, sui meccanismi di tutela e sui diritti umani“.

I negoziatori non sono riusciti a trovare un accordo nemmeno sui dettagli principali dell’articolo 6.2, che stabilisce le regole per la collaborazione tra Paesi. Tuttavia, questi mercati differiscono dal 6.4 in quanto sono già attuati dai Paesi. Sebbene la mancanza di consenso sul 6.2 sia deludente, i Paesi continueranno a implementare i mercati internazionali del carbonio ai sensi dell’articolo 6.2, ed è entusiasmante vedere diversi progetti avanzare in questo campo.

Se il mancato accordo sull’articolo 6 ritarda anche l’integrazione del Mercato Volontario del Carbonio (VCM) con il framework dell’Accordo di Parigi, tuttavia questo lascia comunque campo libero a Paesi, standard e altri organismi per deliberare e sviluppare, in stretta collaborazione tra di loro, regole che garantiscano integrità, oltre che per introdurre altre iniziative attraverso meccanismi esistenti.

 

  1. Quali sono, a tuo avviso, gli aspetti più rilevanti dal punto di vista degli Affari Pubblici – qual è il processo più ampio che emerge da questa COP?

Ermenegilda Boccabella, Director, Public Affairs

Il punto più importante di questa COP è il cambiamento nel panorama della regolamentazione climatica a livello globale. Alla luce delle recenti decisioni, e anche prima di esse, abbiamo assistito alla stesura e delibera di molte legislazioni nazionali, alcune già in fase di implementazione. Molte di queste ampliano le strutture esistenti per definire gli strumenti finanziari utilizzati nel VCM. Indipendentemente dagli esiti di questa COP, ci aspettiamo che questo cambiamento continui. Si tratta di un approccio in evoluzione dal punto di vista governativo nell’interazione con i mercati del carbonio.

In futuro, ci aspettiamo che i progressi sui framework delle politiche nazionali diventino ancora più importanti dei negoziati dell’ONU sull’articolo 6. Ciò significa che sarà necessario investire in modo mirato nello sviluppo delle competenze necessarie, in modo che tutti i Paesi dispongano di condizioni paritarie e possano lavorare insieme per aumentare più rapidamente l’impatto.

 

  1. Cosa significano gli sviluppi normativi per il mercato del carbonio?

Frederic Gagnon-Lebrun

Uno dei risultati più significativi della COP28 per i mercati del carbonio è stato l’incontro tra i principali organismi del settore. Gli standard del carbonio hanno annunciato la creazione di un’infrastruttura per l’interoperabilità dei mercati – del VCM e dell’articolo 6. Si tratta di un risultato promettente, che aiuta ad incrementare sia l’ambizione che i finanziamenti per la transizione globale nei diversi settori tecnologici e nelle diverse aree geografiche.

Parafrasando Alexia Kelly, membro del Consiglio di Amministrazione del Integrity Council for the Voluntary Carbon Market (IC-VCM): “Abbiamo bisogno di regole internazionali forti per un mercato volontario del carbonio (VCM) che continuerà ad esistere indipendentemente da ciò che viene concordato alle Nazioni Unite, e abbiamo perso un’occasione per farlo in questa COP. Nel frattempo, ciò rende ancora più importante il lavoro svolto dall’IC-VCM sulla standardizzazione e la riforma del VCM”.

 

  1. Oltre i negoziati: cosa significa tutto questo per il settore privato andando verso il  2024?

Ermenegilda Boccabella

Non dimentichiamo che il VCM sta contribuendo a spianare la strada ai mercati regolati, e molti stakeholder stanno esprimendo il loro sostegno ai meccanismi di mercato che garantiscono alta integrità. Ad esempio, le principali autorità governative di regolamentazione e gli organismi di autoregolamentazione dei mercati finanziari intendono contribuire a rafforzare l’integrità del VCM.

Inoltre, la responsabilità di attuare i piani nazionali di azione per il clima sta iniziando a essere trasmessa dai Paesi anche alle aziende sotto forma di requisiti più stringenti in materia di divulgazione e avanzamento degli sforzi aziendali per il clima e l’ambiente. La nuova legislazione in materia di disclosure dei rischi legati al clima, tra cui la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) dell’UE, fornirà maggiore chiarezza e trasparenza sul modo in cui l’azione del settore privato viene realmente monitorata relativamente ai progressi in materia di clima e sostenibilità.

Parallelamente, e soprattutto sullo sfondo dei crescenti rischi climatici materiali e di una situazione geopolitica complessa, ci aspettiamo che i responsabili politici inizino a orientare il dialogo verso la sicurezza e l’indipendenza energetica, la transizione tecnologica e la creazione di industrie forti, competitive e a basse emissioni. I leader governativi inizieranno probabilmente a tradurre queste esigenze in politiche mirate. Espanderanno le politiche che incentivano lo sviluppo e il finanziamento di tecnologie critiche per il clima, spingeranno le aziende verso modi di operare più sostenibili, attribuiranno un prezzo all’inquinamento e garantiranno che i mercati diano valore ai business model sostenibili.