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Autori: Anna Lövquist, Senior Regional Marketing Specialist, South Pole & Magnus Kagg, Senior Managing Consultant, Environmental Impact Assessment, South Pole

Articolo originale pubblicato sul sito South Pole 

 

La Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) è una nuova e importante normativa europea che impone alle aziende dell’UE di rendicontare diversi aspetti della sostenibilità, tra cui ambiente, diritti umani e corporate governance.

Fa parte di un più ampio intervento normativo che punta con decisione a un futuro più sostenibile: basandosi sul Sustainable Finance Disclosure Regulations (SFDR) e collegandosi alla tassonomia dell’UE, la CSRD intende favorire la trasparenza e aiutare gli stakeholder a valutare i rischi di investimento associati al cambiamento climatico e ad altre tematiche di sostenibilità. L’accelerazione degli sforzi per il clima comporta sfide e vantaggi: questo blog illustra le principali implicazioni della CSRD e spiega perché sarà utile adottare subito misure decisive per allinearsi ai nuovi requisiti, aiutando la vostra azienda ad agire sul clima nel breve e nel lungo termine.

 

Chi sarà interessato?

La CSRD si applicherà a tutte:

  • Le società quotate sui mercati regolamentati dell’UE (ad eccezione delle microimprese quotate) e le grandi società. La CSRD classifica come grandi società quelle che soddisfano due su tre dei seguenti criteri: più di 250 dipendenti, un fatturato superiore a 40 milioni di euro e un bilancio totale superiore a 20 milioni di euro. Queste società dovranno tenere conto anche delle informazioni a livello di filiali.
  • Le PMI quotate in borsa, anche se ci sarà un periodo transitorio in cui le PMI potranno scegliere di non partecipare fino al 2028. Tuttavia, le PMI possono trarre grandi vantaggi se si adeguano al sistema di reporting.
  • Le società non comunitarie con un fatturato netto di 150 milioni di euro nell’UE e con almeno una filiale o una succursale nell’Unione.

 

Diamo uno sguardo più da vicino ai dettagli

La nuova direttiva si basa sulla normativa precedente (leggete qui la nostra “Guida per gli autostoppisti alla tassonomia e alla SFDR dell’UE”) nell’ambito del Green Deal europeo. Tuttavia, uno dei cambiamenti più importanti è il concetto di “doppia materialità”. Ciò significa che le aziende dovranno ora riferire in merito all’impatto finanziario del cambiamento climatico sulla loro attività (materialità finanziaria), oltre a identificare il loro impatto sulle persone e sull’ambiente (materialità d’impatto).

Ciò comporta un processo di rendicontazione più complesso di quello a cui molte aziende sono abituate: le entità aziendali dovranno divulgare informazioni future e retrospettive, estendendo al contempo l’ambito di applicazione per includere l’intera catena del valore. Le informazioni da comunicare sono descritte nelle bozze degli standard europei di rendicontazione della sostenibilità (ESRS): una serie di oltre 20 documenti standard dettagliati.

Sebbene questo rappresenti un maggiore onere di rendicontazione, il cambiamento è un passo avanti fondamentale per la salvaguardia della biodiversità e dei diritti umani. La CSRD implica che le aziende sono ora tenute per legge a divulgare i loro impatti in modo trasparente e coerente, riducendo il rischio di greenwashing. Si tratta di una grande opportunità per mostrare i progressi fatti da un’azienda nell’affrontare il proprio impatto sull’ambiente, migliorando la fiducia degli investitori e allineandosi alle aspettative degli altri stakeholder in merito a una rendicontazione chiara e obiettiva, e creando un futuro positivo e sostenibile.

 

Definizione degli obiettivi e non solo

La crisi climatica non si risolverà con soluzioni a breve termine e la CSRD riconosce questa prospettiva a lungo termine: le aziende devono ora fissare obiettivi e linee di base ESG a lungo termine e mostrare progressi coerenti verso il raggiungimento di tali obiettivi. Dovranno inoltre sottoporsi a una verifica di terza parte del loro reporting, conformemente alla volontà della CSRD di creare un reporting affidabile e di alta qualità.

Anche le emissioni effettive misurate e rendicontate sono ora di portata più ampia: la rendicontazione deve includere le emissioni della catena del valore, comunemente note come scope 3, oltre agli scope 1 e 2, al fine di rilevare l’impatto delle attività a monte e a valle di un’azienda, ma anche le possibili aree di rischio. Dati solidi sulle emissioni scope 3 e sulla “doppia materialità” saranno in grado di affrontare meglio lo scrutinio degli investitori, tra gli altri, che vogliono sapere come le loro società partecipate possano non solo sopravvivere, ma anche prosperare in un mondo a basse emissioni di carbonio.

La CSRD prevede una maggiore trasparenza. Le aziende devono indicare quale dipartimento è responsabile dei propri obiettivi ESG e descrivere in dettaglio i propri protocolli per la riduzione delle emissioni. È fondamentale che questi protocolli siano incorporati nella visione e nella strategia complessiva dell’azienda. Tutte le informazioni relative alla CSRD devono essere visualizzate contemporaneamente nei rapporti annuali e di gestione: questo assicura che le informazioni finanziarie e quelle ESG siano considerate in un quadro olistico.

 

Uno sguardo al futuro e come prepararsi

È fondamentale iniziare il prima possibile. La CSRD richiede un numero sostanzialmente maggiore di informazioni rispetto alla precedente rendicontazione ESG, richiedendo la collaborazione dei dirigenti di livello dirigenziale, del consiglio di amministrazione, di tutti i dipartimenti interessati e di altri stakeholder.

La CSRD è stata pubblicata nel novembre 2022, ma le nuove regole inizieranno a essere applicate nei prossimi anni:

  • 1° gennaio 2024: per tutte le società soggette alla Direttiva sulle Relazioni Non Finanziarie (NFRD) (rendicontazione nel 2025 su dati del 2024)
  • 1° gennaio 2025: tutte le grandi società non soggette alla NFRD (rendicontazione nel 2026 su dati del 2025)
  • 1° gennaio 2026: tutte le PMI quotate (ad eccezione delle microimprese). Le PMI possono ancora scegliere di non partecipare fino a gennaio 2028.

Ciò significa che è fondamentale iniziare subito. Lo sviluppo del giusto sistema di reporting ESG sarà impegnativo per molte organizzazioni, soprattutto perché le metriche ESG variano a seconda del settore, delle dimensioni e della complessità dell’azienda. La chiave del successo del reporting CSRD sarà la buona gestione dei dati: raccogliere, assicurare e verificare le informazioni in modo accurato e coerente e tenerne traccia per i cicli di rendicontazione futuri.

Sebbene la rendicontazione aggiuntiva possa sembrare onerosa, la tempestiva conformità alla CSRD consentirà di comprendere i benefici e i risparmi sui costi associati ai requisiti più stringenti e potrà contribuire a stimolare l’innovazione. Può anche aprire opportunità di collaborazione lungo la catena di fornitura aziendale, un elemento fondamentale per garantire che le operazioni aziendali siano in grado di affrontare il cambiamento.

 

Come possiamo aiutarti

Se fai parte delle 50.000 aziende interessate, scarica subito il nostro approfondimentocontattaci oggi stesso per ottenere maggiori informazioni sulla CSRD. Possiamo aiutarti a redigere un rapporto ESG che soddisfi questi requisiti, tra cui la tassonomia dell’UE e la Task Force on Climate-Related Financial Disclosures (TCFD).