Il piano dell'Europa sul ruolo della finanza sostenibile per la lotta ai cambiamenti climatici

Dopo le raccomandazioni pubblicate dal TCFD (Task Force on Climate Related Financial Desclosures), nel luglio del 2017, su come il settore finanziario debba affrontare i rischi e le opportunità associate ai cambiamenti climatici, anche la Comunità Europea da pochi giorni ha definito il primo piano d’azione sulla finanza sostenibile, che permetterà di sfruttare concretamente l'influenza del settore finanziario nel contrasto ai cambiamenti climatici.

Questo darà un grande impulso ad investimenti in attività con bassa esposizione ai rischi associati ai cambiamenti climatici, attraverso la definizione di criteri in base a cui sarà possibile determinare se un'attività si qualifica come tale.  Questo sistema armonizzato di classificazione (o "tassonomia") a livello europeo sarà particolarmente utile agli investitori, che spesso non dispongono di informazioni sufficienti per stabilire se un investimento possa esser considerato "verde". Tutti i soggetti finanziari che gestiscono investimenti a nome di clienti o beneficiari saranno infatti tenuti a informarli sulla "Climate Risk Exposure" delle loro attività.

Verso una finanza green

Le nuove norme daranno quindi maggiori possibilità di scelta e trasparenza a chi desidera investire in prodotti finanziari come ad esempio: Climate Funds, Green Funds, Impact Funds, fondi etici e altri strumenti di debito come Green bond e Climate Bond.

Le norme proposte creeranno una nuova categoria di indici, comprendente l'indice di basse emissioni di carbonio (cioè la versione "decarbonizzata" degli indici standard) e gli indici di impatto positivo in termini di carbonio.  Questo nuovo standard di mercato dovrebbe riflettere l'impronta di carbonio delle imprese e fornire agli investitori maggiori informazioni sull'impatto di un determinato portafoglio di investimenti in termini di emissioni. Mentre l'indice di basse emissioni di carbonio si basa su un indice standard di "decarbonizzazione", relativo all'impatto positivo che permetterebbe a un portafoglio di investimenti di allinearsi meglio con l'obiettivo dell'accordo di Parigi di limitare il riscaldamento globale a meno di 2°C.

Investimenti consapevoli e sostenibili

Grazie a questo sarà possibile per gli investitori capire l’esposizione (Climate Risk) dei diversi fondi e prendere decisioni più consapevoli su dove investire.

Per poter creare nuove categorie di indici è fondamentale partire da una mappatura attraverso l’utilizzo di alcune metriche che possono essere adottate dal settore finanziario:

  1. Approccio Inventario GHGs: unavalutazione intersettoriale sull'esposizione degli investitori alle emissioni di gas serra (GHG).
  2. Indici legati a settori specifici
  3. "Green/Brown Metrics": indicatori settoriali che permettono di distinguere tra soluzioni climatiche (green) e problemi climatici (brown).

 

Fino ad oggi i principali Indici e Fondi, legati al Climate Change, che sono stati costruiti si sono quasi sempre basati sui dati forniti dal questionario CDP sul Climate Change, che attraverso la sua metodologia di reporting è stato in grado di standardizzare e armonizzare i dati relativi al "Climate Risk Exposure" in diversi settori.

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